Paola, a Savona per la radioterapia:”All’Ist non mi hanno detto che bisognava cominciare entro 3 mesi”
Operata di cancro al seno all’inizio di aprile, a maggio, all’Ist, le dicono che non se ne parlerà prima di settembre. Passa il tempo, le liste di attesa non vengono smaltite, i tempi si allungano ulteriormente e lei decide di effettuarla a Savona. Lì il posto lo trovano subito, ma a causa di quanto le era stato detto all’Ist si trova nella condizione di dover rimandare di due mesi per l’organizzazione della famiglia (ha 2 figli piccoli) e deve firmare la liberatoria per non aver iniziato nei tempi dei protocolli nazionali e internazionali
Paola (non è il suo vero nome, ma la chiameremo così per salvaguardare la sua privacy) è una delle persone che recentemente sono andate (e andranno) a Savona per fare la radioterapia a causa dei guasti delle apparecchiature genovesi e delle lunghissime liste d’attesa. Ha subito un’operazione per un cancro al seno, ha una quarantina d’anni e due figli piccoli.
È stata operata all’inizio di aprile. Secondo i protocolli avrebbe dovuto cominciare la radioterapia entro i primi di luglio. Ma a maggio all’Ist le hanno detto (a voce, senza scrivere nulla) che a Genova i tempi sarebbero stati lunghi: non se ne sarebbe parlato prima di settembre, cioè (almeno) cinque mesi dopo (salvo intoppi, che ci sono stati, col guasto dei due macchinari oltre al fermo del più vecchio). Questi benedetti “format” statali, quelli che prevedono anche, ad esempio, che un acceleratore lineare (il macchinario per la radioterapia) dopo 10 anni sia obsoleto. In Liguria le apparecchiature obsolete (anche di parecchio, uno di quelle del San Martino di anni ne ha quasi il doppio) sono 7 su 13. E 3 (una al Galliera, una al San Martino e una alla Spezia) sono ferme in via definitiva. Di fatto, le macchine usabili (salvo guasti) sono 10, delle quali solo 4 hanno meno di 5 anni e sono di ultima (o, meglio, penultima) generazione. Sono 5 anni che nessun macchinario di questo genere viene acquistato dalla Regione e la situazione operativa è andata fortemente peggiorando. Le macchine vecchie, tra l’altro, non eseguono tutte le terapie e comportano effetti collaterali ben maggiori tanto più sono vecchie. Stiamo parlando della salute di esseri umani, lo ricordiamo.

Al San Martino, come è giusto, la precedenza la hanno i bimbi del Gaslini, perché l’istituto pediatrico, da dove i piccoli pazienti arrivano da tutta Italia, non ne ha una propria. E già questo è un assurdo, tanto più assurdo ora che 2 macchinari su 4 del San Martino sono fermi per guasti e uno va a singhiozzo. Sul San Martino e sul Galliera (che ha 3 macchine, una ferma perché vecchissima e 2 oltre il limite ministeriale dei 10 anni) “pesano” anche le terapie del Tigullio perché la Asl4 non dispone acceleratori. Storie, purtroppo ordinarie, di Sanità in Liguria.
Passano le settimane senza che i tempi previsti per la radioterapia a Genova si accorcino, anzi. Finalmente a qualcuno viene in mente il fatto che Paola abita a Ponente e le suggerisce di chiedere la terapia a Savona, che accetta qualche paziente e ha due macchinari nuovi, comprati nel 2014 (e funzionanti dal 2015) dalla vecchia giunta regionale insieme a quello che funziona della Spezia e all’unico del San Martino che adesso marcia a pieno regime. Di fatto, la terapia non è stata cominciata nei tempi previsti dai protocolli per i problemi tecnici degli acceleratori di San Martino e per la lista d’attesa sempre più lunga. Paola non vede un termine per la lista d’attesa a Genova e chiede lei stessa di fare a terapia a Savona: sul piatto un inizio certo oppure aspettare i tempi del San Martino che si stanno allungando ulteriormente. A Savona le dicono che può cominciare subito, a luglio. Ma lei, che ha due figli piccoli (qualcuno glieli deve tenere quando fa la terapia), per l’organizzazione familiare già impostata secondo quanto le era stato detto dall’Ist, deve rinunciare e spostare a settembre come preventivato. A Savona le fanno firmare sotto la sua responsabilità che ha iniziato la terapia dopo il tempo prescritto dalle linee guida internazionali e dopo quanto stabilito dai protocolli nazionali: non è colpa loro se la radioterapia è stata cominciata in ritardo. Paola acquisisce solo lì questa informazione. Firma scrivendo di suo pugno, come le chiedono, che rimanda di due mesi. E trema.
<Mi ero fidata dell’Ist – racconta – perché quando avevo fatto notare che sarebbero passati cinque mesi, non sapendo quanto prescrivesse il protocollo, i medici dell’equipe non mi hanno sottolineato alcuna controindicazione terapeutica a cominciare dopo. Anzi, ricordo di aver litigato con mia madre che si agitò molto. Le risposi: “Se mi dicono che non cambia niente vuole dire che è così”. Si dice che non è stata dimostrata na perdita di efficacia della radioterapia sino a 6-9 mesi dall’operazione, ma, intanto, ho dovuto firmare. Ora, ovviamente spero non mi succeda nulla e comunque, ho firmato io per uscire dalla lista d’attesa del San Martino per la terapia certa da settembre a Savona. A maggio mi avevano detto “Faccia la visita a giugno, ma vedrà che non inizierà prima di settembre”. Ci sono liste d’attesa, i bambini del Gaslini, i macchinari rotti, attese infinite per la seduta. La stessa cosa mi confermarono a metà giugno. Mi dissero anche che a Savona c’erano i macchinari nuovi. Ho deciso di andare. Probabilmente a Genova sarei ancora in lista d’attesa. Anche per gli operatori deve essere una fatica avere davanti persone che hanno bisogno di cura e non sapere quando poterle garantire nei tempi prescritti>.
A Savona Paola si trova benissimo. <Certo, ha una dimensione ridotta. Ma è tutto curatissimo, pulitissimo, il personale è molto gentile, non è necessario affrontare lunghe attese – spiega -. Non so come faranno adesso con i pullman interi che arrivano da Genova: anche la sala d’attesa e il posteggio sono piccoli>.
Da oggi da Genova per Savona partono i pullman delle persone che devono essere sottoposte a radioterapia.
Oggi il SecoloXIX scrive che la lista dei lavori e degli acquisti da fare risaliva al maggio 2018, ma che nulla è cominciato fino a che non è scoppiato lo scandalo delle liste d’attesa, qualche giorno fa. La Procura sulla vicenda degli acceleratori e delle liste d’attesa ha, comunque, aperto un’inchiesta.
<A conclusione del mandato (quindi entro aprile), questa giunta avrà rinnovato tutte le apparecchiature dedicate alla radioterapia in tutti gli ospedali liguri> dice ora l’assessore alla Sanità e vice presidente della Regione Sonia Viale. La speranza è che sia vero, anche se non clinicamente dimostrato, che non ci sia perdita di efficacia della radioterapia sino a 6-9 mesi. Per la vita di Paola, per i suoi figli, per il suo compagno, per i suoi genitori. E tanta altra gente che in lista d’attesa c’è rimasta.


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